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Sustainable fashion: how,when and why?

Lately we’ve heard a lot of massive topics as global change and we assisted with many environmental disasters. Most of these problems are due to human activities. So what’s the point when we talk about industries, in particular about fast fashion industry?

Why is it so important to be aware about what we buy?

  The textile industry is one of the most harmful industries for the environment. The production process for one t-shirt is for example around 2000 litres of water. Moreover, the chemical substances used for clothes coloration are highly polluting and dangerous for our skin. Beside the fashion industry and pollution link, we have to consider an essential element: the consumer’s choice. It’s essentially a consumer society, so it’s quite difficult to change our habits. Fast fashion industry gives people the opportunity to buy anything, at a low cost and of course, low quality.  The best way to stop supporting it, would be to simply not buy a thing..but BUY LESS that’s better quality. It’s easy to say but very hard to do. So let’s talk about some more respectful ways to have a functional, chic and ethical wardrobe:

1. Vintage and Secondhand: there is a vast range of shops that wants to give to old clothes a new chance and identity. Price range is affordable for anyone and we have the opportunity to discover unique pieces. Moreover, retailers are very careful about quality.

2. Handmade clothes: buy less buy better. Handmade is all about passion, craftsmanship and saviour faire. This type of production respects ethics and workers. Deciding to buy a handmade product means to support the artisans (small  production business ) their skills and values.

3. Textile sector certifications: there are some certifications (GOTS,OCS,FAIR TRADE) that are useful to recognize the textiles deviating from biological agriculture. This type of production is respectful for environment and local workers.

So when we choose to buy certified clothes or handmade, we help not just the artisans but also the environment. At the same way, buying vintage moves the reuse process, giving a second life to clothes. Moreover, the vintage is also funny. You could discover some precious and original stuff.

 

 

Moda sostenibile,come ,quando e perché?

Il climate change è uno degli argomenti più importanti di questi ultimi anni. .Gran parte di questi cambiamenti sono la conseguenza dell’inquinamento massiccio e dall’impronta dell’uomo sempre più marcata.

Ma che cosa c’entra questo con le industrie,con il fashion in particolare e con quello che noi indossiamo?

L’industria tessile è tra le più inquinanti al mondo, basti pensare che per una t-shirt ci vogliono almeno 2000l d’acqua .Aggiungiamo anche che le sostanze utilizzate per la colorazione tessile sono fortemente inquinanti e dannose per la pelle. In questa equazione tra inquinamento e fashion ,è fondamentale la scelta del consumatore. Ognuno di noi può decidere di  crearsi un guardaroba chic,funzionale e soprattutto etico. Il miglior modo per smettere di sostenere la fast fashion industry sarebbe non comprare affatto,certo facile a dirsi  ma difficile a farsi vista la società consumistica in cui viviamo. Ma  ci sono altri modi però per fare shopping in modo sostenibile ed etico:

1. vintage e second hand: una vasta gamma di negozi ,presenti sia sul territorio che online, si propone di dare una seconda vita e identità ai capi di abbigliamento. I prezzi sono accessibili a tutti e inoltre la qualità dei capi stessi è un altro punto a favore. Infatti solitamente i vestiti vengono attentamente selezionati dai commercianti.

2. handmade: comprare meno comprare meglio. Il handmade coniuga passione, artigianalità e savoire faire nella realizzazione del prodotto. Decidere di sostenere i piccoli imprenditori e artigiani significa avere rispetto dell’ambiente ed essere consapevoli del capo che indossiamo.

3. Certificazioni tessili: ci sono varie certificazioni che vengono attribuite ai tessuti derivanti dall’agricoltura biologica. Scegliere un capo certificato aiuta a  promuovere uno standard più equo nelle catene di produzione stesse.

  Scegliere capi certificati o handmade dunque non solo va a favore dei piccoli commercianti, ma riduce notevolmente l’impatto sull’ambiente. Allo stesso modo,decidere di acquistare un capo vintage o second hand, muove la ruota del riciclo,a sfavore dello spreco di abiti. Il vintage non è solo etico ma anche divertente: girando tra gli scaffali potrete trovare capi unici e molto preziosi.

 

SELF AWARENESS FIRST

  With social media is so easy to do a low cost advertising and to reach any type of consumer. Fashion gurus are always ready to give us advice about ‘’the must have’’ of the moment. So everyday our attention goes on the new trends and items that we have to buy for being in. That’s it:the need to fit in. Most of time we don’t even need that items and maybe we don’t even like them. Style is personal, is a communication way. Self style construction requires time, patience and self awareness. Before knowing what we want to communicate to others, we have to understand what are our personal interests, ambitions, who we really are. Fitting in is not the deal…the deal is finding our personality without losing ourselves in trends.

  So changing our habits is not impossible. We just have to discover our deep self first. By the way we can have a look to the amount of ethical possibilities and take advantage of it: buy less, buy better, buy sustainable.

QUELLO CHE I TRENDSETTER NON VI VOGLIONO DIRE:

  I guru della moda dettano legge sulle piattaforme online,proponendo effimeri must have di stagione e tanto altro. Siamo bombardati ogni giorno da nuove mode e da proposte di capi o accessori che non possono mancare nel nostro armadio. E quindi il via allo stile di massa. Infatti molte volte i capi più in voga del momento non ci servono, non ci suscitano nessuna emozione e molte volte non ci piacciono nemmeno. Lo stile è personale, è l’espansione di quello che vogliamo comunicare agli altri. La costruzione di uno stile richiede tempo , pazienza e consapevolezza di sé. Spesso non ci ritroviamo nelle proposte di massa ma la frustrazione di voler apparire simili agli altri,e dunque di voler essere inclusi nel gruppo, ha la meglio su di noi. Per essere consapevole di cosa e come vogliamo comunicare agli altri, dobbiamo prima di tutto essere consapevoli delle nostre aspirazioni e di quello che ci piace davvero.

  Il modo di cambiare le nostre abitudini consumistiche c’è, non è facile e il cambiamento non avviene in un giorno. Ma vale la pena iniziare a conoscere la vasta gamma di alternative che esistono attorno a noi,alternative valide nel rispetto dell’ambiente e di chi ci circonda.